atti unici di Rosa Sarti e Massimiliano Mastroeni
con Valerio Napoli, Massimiliano Mastroeni, Rosa Sarti
regia di Massimiliano Mastroeni
costumi di Romeo Liccardo
scene di Stefania Scroglieri
produzione La Carovana di Ermes – Oggetto Ole
SETTE COLPI DI PISTOLA
La storia di una famiglia italiana. L’avvicendarsi delle generazioni, viste a ritroso attraverso gli occhi di un uomo, ultimo anello e punto di arrivo di una storia fatta e decisa dalle donne, mogli di uomini imbelli, violenti, o coraggiosi e di cuore buono. Le loro follie, le violenze subite, le risate, la seduzione… La storia comincia in un teatro, tanti anni fa.
I ATTO
Un vecchio custode di un teatro di provincia rivive la storia della sua famiglia, che comincia negli anni 20 con sua Nonna Ada, una giovane attrice rimasta incinta, vittima delle voglie e dell’abuso di un capocomico, padre e padrone.
Ma Sara, prima attrice e moglie del capocomico, vuole una ricompensa per il tradimento, e chi ne farà le spese sarà proprio Ada. E la piccola bambina che darà alla luce proprio in teatro, in quel teatro…
II ATTO
Nel secondo atto quella stessa bambina, ormai cresciuta, la troviamo a Napoli nel primo dopoguerra, lontana dal teatro, dalla vita, chiusa in casa, moglie-schiava di un uomo che non sa né amare né rispettare.
Sarà attraverso l’amore e l’aiuto di un uomo, un giovane tenente di polizia, che Eleonora (è questo il suo nome) riuscirà a cambiare il proprio destino, a fuggire, a ricominciare. A patto però, di non essere costretta a sposarsi mai più.
III ATTO
Si torna ai giorni nostri, a prendere nuovamente la parola è quel custode del teatro che ha accompagnato la narrazione per i primi due atti: il figlio di Eleonora, nipote di Ada, nato presso il teatro dove già molti anni prima era morta la nonna. Lo vediamo prima in un breve flash della sua giovinezza innamorarsi di quella che sarebbe poi diventata sua moglie, e poi nella sua mezza età, ancora a prendersi cura del suo teatro, malato, forse non lontano dal morire, ma ancora con la forza di sorridere e di amare.
Forse non tutti i matrimoni sono sbagliati e forse non tutti i colpi vanno a segno.
È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.
— Italo Calvino
Ognuno ha il suo modo di fare teatro.
Ed è normale dal momento che è l’arte che di più rassomiglia alla vita.
In un momento in cui la crisi preclude ogni possibilità produttiva, se si sceglie comunque di fare teatro tanto vale sentirsi immensamente liberi.
Liberi di metterci in gioco scrivendo una drammaturgia originale.
Liberi di non essere per forza “originali” ispirandoci ed omaggiando la drammaturgia “classica”
Liberi. Senza precluderci niente.
Credo che siano le “storie” a risaltare i “temi” e non viceversa.
Abbiamo voluto raccontare tre storie, dove lo spettatore potrà facilmente, quasi maieuticamente, tirare fuori da sé le proprie conclusioni, le proprie riflessioni.
Abbiamo voluto giocare con colori diversi, il dramma, la commedia, la poesia…
Sette colpi di pistola parla di matrimoni. Di uomini e donne. Di un terreno di scontro che sembra attuale. E a quanto pare non lo è affatto. Il matrimonio è sempre stato il terreno di scontro. Allora entriamoci dentro… Prima seriamente. Poi scherzandoci su. E infine….
— Massimiliano Mastroeni
Sabato 8 marzo 2014 | 0re 21:15 | Biglietti euro 10,00 | ridotti euro 8,00 Kit stampa- Zip file (717 KB)




