con il campione della pallavolo e giornalista Sky Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli
con i danzatori di Accademia Kataklò
coreografie di Giulia Staccioli
scritto e diretto da Nicola Zavagli
anteprima nazionale in occasione dell’anno olimpico 2016
Una produzione teatri D’Imbarco
Dopo il successo della Leggenda del pallavolista volante, presentato nei più importanti teatri nazionali con una tournée che ha toccato oltre 70 città d’Italia tra cui lo stesso Teatro Colombo, la Compagnia Teatri d’Imbarco presenta in anteprima nazionale il primo studio del suo prossimo lavoro: Avventuroso Viaggio A Olimpia, in occasione dell’anno olimpico 2016.
L’idea
L’idea nasce dal precedente spettacolo in cui si raccontavano la biografia dello stesso Zorzi e le gesta di quella nazionale di pallavolo che per dieci anni fu al vertice assoluto dello sport mondiale, che aveva in Velasco il suo condottiero e fu considerata “la squadra del secolo”. Eppure quella squadra tutto vinse tranne – per due miseri punti – il prestigioso oro olimpico. Da questa indimenticata, bruciante sconfitta, nasce l’idea dell’Avventuroso viaggio a Olimpia, ovvero un periplo alla ricerca dell’oro perduto. E il viaggio sarà verso quel luogo dove tutto nacque: l’antica Olimpia, dove per più di dodici secoli si sono celebrate le gare più incredibili della storia.
Nave del tempo
E per viaggiare dal nostro mondo fino all’antica Grecia basterà una macchina del tempo. O meglio, una nave del tempo che con la potenza dell’immaginazione, consentirà ai nostri eroi di salpare verso il mito. E con loro salperanno i nostri danzatori che disegneranno nello spazio immagini di suggestiva potenza, attingendo con dissacrante allegria dall’immenso repertorio dell’arte ellenica e rielaborando con nuova carica espressiva la folgorante bellezza del corpo atletico.
Viaggio di avventure
Sarà un viaggio d’avventure dove il nostro campione sconfitto, come un novello Ulisse in cerca dell’oro perduto, verrà guidato dalla sua ironica compagna, a volte maga incantatrice, a volte guida comicamente oracolare. Salperanno alla ricerca delle ragioni di quella sconfitta e sarà una bella botta scoprire che a Olimpia chi arrivava secondo non valeva nulla, anzi veniva addirittura disprezzato. Solo il vincitore contava, e innalzato come un semidio alla gloria dell’Olimpo.
Ed era fama, successo, soldi.
Umorismo smitizzante
Lo spettacolo racconterà le Olimpiadi dell’antica Grecia con smitizzante umorismo, ricreando l’avvincente esperienza degli allenamenti, delle gare, delle feste in tutta la loro spettacolarità.
Perché Olimpia era il più grandioso evento dell’antichità. Con gare senza tempo come le corse, i salti, il lancio del disco e del giavellotto, altre crudeli come il pancrazio e la corsa delle bighe.
Sarà messo a nudo quell’antico rito sportivo, inclusi i baccanali di mezzanotte dentro le tende del villaggio olimpico e gli allenamenti notturni sotto la statua di Eros. E arriveranno anche le sacerdotesse del piacere e la valle di Olimpia si animerà di una folla di appassionati, in cerca di sacro e di profano, di divertimento e amore, di mito e adrenalina.
Una babele di spettatori
E sotto la gigantesca statua di Zeus, una delle sette meraviglie del mondo, giungevano le processioni e il corteo degli atleti, e massaggiatori allenatori dottori, mentre intorno, assiepati ovunque sulle colline, una babele di spettatori provenienti da mezzo mondo. E c’erano anche gli scandali, la corruzione che coinvolgevano atleti, giudici, allenatori, allora come oggi come sempre. All’epoca lo sport era professionismo. I dilettanti non esistevano. Erano chiamati idiotès. Perché allora come oggi i giochi hanno espresso il meglio, ma anche il peggio dell’uomo. E sangue e sudore, sesso e denaro, religione e politica, facevano tutte parte dell’esperienza olimpica.
Incontri con uomini straordinari
E ci saranno incontri con personaggi straordinari come Platone, Socrate, Aristotele, che filosofeggeranno di sport. E grandi campioni come Milone di Crotone, il migliore dei migliori, famoso per le sue sette olimpiadi vinte. E Nerone, l’unico che riuscì a far spostare la data delle Olimpiadi in mille duecento anni di storia, che vinse tutto, corrompendo tutti.
Un patrimonio in eredità
Sarà un viaggio per scoprire quanto profonda è la nostra eredità dai Greci, nel bene come nel male. Perché le Olimpiadi riassumono le tensioni più nobili dell’umanità, ma anche le sue eterne miserie. Sono uno straordinario patrimonio come i capolavori dell’arte. Offrono dunque la possibilità di riflettere – divertendosi – sul successo, la gloria, l’educazione, il corpo, la salute.
La fine e la rinascita
Le Olimpiadi antiche si svolsero dal 776 a.C. fino al 393 d.C. E furono l’imperatore Teodosio e il vescovo Ambrogio di Milano a decretarne la fine. E così dopo ben mille e duecento anni finì la storia di Olimpia, la statua di Zeus fu distrutta e tutto fu sepolto dalla terra e dal tempo.
Venne poi un giorno un piccolo grande uomo, quel barone de Coubertin che disseppellì – dopo altri mille e cinquecento anni – l’antico rito sportivo e rinacquero le moderne Olimpiadi.
E tutto tornò uguale come un tempo: campioni leggendari, vittorie spettacolari…
Con una differenza: tutti in televisione. Anzi, in mondovisione.
Accademia Kataklò
Lo spettacolo sarà un dialogo tra attori e danzatori in una partitura unica che intreccia l’epicità della narrazione con le suggestioni della danza. Per un disegno coreografico nutrito dai capolavori del passato e realizzato dalla coreografa Giulia Staccioli, con i suoi danzatori diplomati all’Accademia Kataklò, la prima scuola italiana di alta formazione per performer di athletic theatre. Una danza, quella della Staccioli, riconosciuta per le sue originali e innovative produzioni con il progetto Kataklò Athletic Dance Theatre, protagonista alle Olimpiadi di Sidney, Torino, Pechino e in prestigiosi tour in Europa, Sudamerica e Asia.
Compagnia Teatri d’Imbarco
La Compagnia Teatri d’Imbarco è ormai da più di dieci anni impegnata in un’appassionata ricerca per portare nuove storie in un teatro di qualità rivolto a un pubblico sempre più eterogeneo. L’originale formula distributiva della Leggenda del pallavolista volante ha aperto i teatri al pubblico degli sportivi che hanno contaminato gli spettatori teatrali, sconfiggendo così le diffidenze di entrambe le tifoserie. Da una parte: – Sai che noia il teatro! – Dall’altra: – Figurati, uno sportivo in scena! – Alla fine ha prevalso la qualità dello spettacolo con il piacere d’intercettare finalmente nuovo pubblico. E anche in questo Avventuroso viaggio a Olimpia lo sport diventerà teatro e danza, ovvero emozione e pensiero, allegria e passione.







