anteprima nazionale
liberamente tratto dal mito di Edipo
con Davide Arena, Alessandro Balestrieri, Silvia Bennet, Lorenzo Torracchi
drammaturgia e regia Caterina Simonelli
coreografia Silvia Bennett
organizzazione Maria Cristina Bertacca
una produzione If Prana
con il sostegno di Regione Toscana
Il mito di Edipo rivela anche ai giorni nostri la sua sconcertante attualità. La ricezione del mito di Edipo nella cultura occidentale è vastissima: da Sofocle a Cocteau, da Woody Allen a Pasolini, da Nietzsche a Foucault, si snodano riflessioni e riscritture che affrontano diversi temi esistenziali, politici, filosofici che ne compongono (e, forse, anche scompongono) la trama. Eppure è soprattutto l’interpretazione freudiana del cosiddetto “complesso di Edipo” ad essersi imposta come la chiave di lettura più nota e largamente diffusa. Ma Edipo Re, la tragedia di Sofocle, punto di riferimento nella nostra cultura per ogni considerazione sul mito, apre anche ad altre tematiche di portata universale.
Per questo If Prana ha scelto di portare in scena una nuova interpretazione e riscrittura del mito, affinché si ripresenti, nella sua ricchezza di spunti e nella sua prepotente attualità, all’uomo di oggi.
“Family Affair è un’arbitraria rivisitazione del mito di Edipo, uno spettacolo dal sapore pop/rock, dove danza e teatro si sposano in un linguaggio poetico e accattivante. A Tebe dilagano la peste e prima ancora altri orrori. Gli abitanti muoiono, sono sterili, sono incapaci di generare. Il male si espande da uno spazio privato ed intimo. Non c’è speranza, l’incapacità di vedere e di vedersi, di conoscersi, ri-conoscersi, diviene una cecità che proietta sull’altro tutte le aspettative, i bisogni, le mancanze e la nostra più intima natura abnegata in favore di un corpo “votato al martirio”. Andiamo perdendo la capacità di rimanere lucidi, di vedere la realtà che ci circonda, di raccogliere quelle verità che da qualche parte dentro di noi urlano che fuori di noi si sbracciano per mostrarsi, insomma quelle che facciamo di tutto per mettere a tacere in una malata sordina esistenziale. I personaggi sono ridotti a personcine e sono tutti interpretati da tre attori maschi, creando così un universo di partenza sterile, poi c’è un essere che, a metà fra il mondo degli esseri umani e il mondo degli dei, danza ma non cammina, canta ma non parla”. _note di regia di Caterina Simonelli
Un testo potenzialmente infinito composto da saggi, poesie, pezzi teatrali, canzoni, citazioni, e da tutto quel materiale testuale che gli attori durante il lavoro di improvvisazione producono.
La città di Tebe è la città di oggi per antonomasia, e i suoi abitanti sono infestati da un male cui si cerca una causa, ma che nessuno sembra poter guarire. La peste, che nel testo di Sofocle viene vista anche come impossibilità di avere un futuro, è qui la precarietà delle nostre esistenze. Anche nella Tebe di oggi si implora aiuto, ma sembra che nessuno riesca a risolvere l’enigma di sfingi introvabili o che nessuno sappia o voglia rispondere al loro appello.
domenica 26 novembre 2017 ore 21.15 | biglietti euro 10,00


