dialogo tra Bertrand Russell e Cassiopea
con Stefano Pietro Detassis
scene e costumi Maria Paola Di Francesco
disegno luci Alice Colla
regia e drammaturgia Maura Pettorruso
organizzazione Daniele Filosi
una produzione Trento Spettacoli
con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
e della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
ph Francesca Ferrai
“Il mio vecchio giardiniere aveva 74 anni e ogni giorno faceva 24 km in bicicletta da casa sua alla nostra. E ogni giorno lottava con tre maledetti conigli che gli rovinavano il giardino. Imprecava, diventava rosso come un pomodoro, si agitava con il rastrello ed era felice” _Bertrand Russell
Un uomo, un pensatore, filosofo e matematico.
Una zolla di terra arida e priva di vita.
L’ultimo viaggio.
Bertrand Russell, filosofo, matematico, attivista, pacifista, giunge agli ultimi istanti della sua vita. 98 anni pieni di lotte, di fallimenti, di amori, coronati dal premio Nobel per Letteratura. In quel breve istante fra gli ultimi momenti di vita e il mistero della morte, Bertrand si appresta a compiere l’ultimo frammento di tempo. Alcune leggende raccontano di come, prossimi alla morte, la vita ci scorra davanti per l’ultima volta. Bertrand, abito elegante, sguardo stupito, fragile e potente, sale su una zolla di terra e inizia il suo viaggio, ultimo viaggio, alla ricerca del mistero della vita. La zattera si muove nell’universo infinito e Russell rivive la sua esistenza, in un dialogo immaginario e profondo con Cassiopea, la costellazione della dea africana. Da sempre, le stelle, sono state spettatrici e interlocutrici per il grande pensatore, ed anche ora, in questo delicato passaggio, sono loro ad accompagnarlo, a sostenerlo.
Seduto su un sasso bianco e luminoso, Russell ci racconta la sua vita, rivivendola passo a passo. Sono gli amori che gli scorrono davanti: le sue donne e le sue lotte, in un continuo equilibrio tra estasi e sconfitte. Incontriamo Alys, la prima moglie, colei che gli ha fatto scoprire la grandezza e la fragile di un sentimento così profondo. Russell tocca di nuovo la gioia provata in quel desiderio e la profonda tristezza quando scoprirà di non amare più Alys. La vede soffrire, tentare il suicidio, e proprio davanti a tanto dolore, Russell inizia a comprendere la crudeltà di una legge che impedisce a due persone infelici di separarsi. Inizia a comprendere l’immensa solitudine dell’animo umano, la sua bellezza individuale. Interrompe gli studi di matematica, fino ad allora suo unico interesse, e comincia ad occuparsi della ricerca della felicità, non per sé ma per tutti.
I diritti delle donne, l’opposizione alla guerra, la prigione, i viaggi nel mondo, l’educazione dei bambini, l’incontro con Einstein, l’amore libero, i diritti delle minoranze: Russell è in prima linea ovunque ci sia una limitazione alla libertà, e dunque alla felicità, dell’uomo.
In questo piccolo frammento di terra brulla e secca, mentre il tempo e lo spazio si dilatano attorno a lui, Bertrand intravede ancora la speranza, quella scintilla di possibilità che sempre lo ha animato nella sua vita terrena: creare un germe di vita, un fiore, simbolo di rinascita e di bellezza. Come il Candido di Voltaire, che dopo un lungo viaggio attraverso il mondo incontra l’essenza della vita nel lavoro quotidiano di una semplice famiglia di contadini, così Russell dismette i vestiti di filosofo e trasformarsi in un umile contadino: si toglie la giacca, il cappello, le scarpe e inizia a coltivare. Lo fa per Kate, sua figlia, e, attraverso di lei, per le generazioni future. Per noi, se sapremo cogliere il suo pensiero in quel semplice gesto.
Il viaggio finisce, il suo tempo finisce, ma su quella zolla rimane una collinetta di terra e un fiore: è la sua tomba a cui diamo l’ultimo saluto. E in quel fiore c’è la sua speranza.
Il nostro Russell è un funambolo del pensiero, un prestigiatore immerso in un piccolo luogo dove ciò che è impossibile può accadere: basta volerlo, basta pensarlo.
sabato 10 marzo 2018 ore 21.15 | biglietti euro 10,00







